giovedì 26 gennaio 2017

La rinascita della fantascienza nelle serie tv

Da grande amante di fantascienza è un piacere vivere anni in cui il genere sembra rifiorire e dove è sempre più facile trovare ottime opere a tema, sia che si tratti di film o di serie tv (tralascio la letteratura e il fumetto, sempre prolifici da questo punto di vista).

Così come per l'articolo sul cinema, in questo mi va di trattare ed elencare quelli che secondo me sono i migliori prodotti di genere relativi al decennio 2010 per quanto riguarda il mondo delle serie tv. Vi troverete solo serie la cui messa in onda parte dal 2010, non serie la cui prima stagione è precedente (quindi l'articolo verrà aggiornato di volta in volta). A differenza dei film, però, mi sono accorto che le serie sci-fi davvero valide sono meno di quanto mi aspettassi. 

Black Mirror

BBC 2011; Netflix 2016
Cosa accadrebbe se i social network e le tecnologie multimediali venissero portate all'eccesso? Come reagirebbero gli esseri umani? Quanto farebbe schifo il nostro futuro? Black Mirror parte da queste premesse, e con pochissime puntate a stagione, tutte autoconclusive con temi e storie diverse, racconta le derive dei social media. Non ha peli sulla lingua, e con fare british gioca per scioccare lo spettatore, presentando futuri distopici (prossimi o lontani) dove non c'è spazio per il lieto fine. 
La serie è di una bellezza assurda ed è impossibile rimanere impassibili alla visione di qualche puntata, molte delle quali sono veri e propri pugni allo stomaco. 

Rick e Morty

Adult Swim, 2013
Nell'enorme calderone delle serie animate politically scorret, molte delle quali orrende, Rick e Morty si eleva come prodotto geniale e originale. Un po' Futurama, un po' Ritorno al Futuro, un po' Doctor Who e un po' follia pura, parla dello scriteriato scienziato Rick, del suo tonto nipote Morty e delle loro avventure tra pianeti alieni e dimensioni alternative. 
Ogni puntata è un'invenzione dopo l'altra: mostri alieni, paradossi temporali, viaggi dimensionali, assurdità scientifiche, citazioni nerd, il tutto condito con uno black humour irriverente che alla fine conquista e incolla allo schermo. Dimenticavo: nonostante i disegni un po' sgradevoli la serie è animata divinamente. 

Stranger Things

Netflix, 2016
Prendete il cinema di Spielberg degli anni '80, fondetelo con lo Stephen King dell'epoca e spruzzateci un pizzico di Carpenter e Alien. Ecco a voi Stranger Things, serie omaggio agli eighties di una bellezza sconvolgente. Nel suo parlare di un gruppo di ragazzini alle prese con entità extradimensionali, poteri ESP e complotti si pone a metà tra E.T. e Stand By Me, e riesce a raccontare una storia quadrata, potente ed emozionante, da binge watching sfrenato, che fotografa gli anni '80 in maniera vivida e credibile, con un gran bel fattore nostalgia. 
Si gioca con Westworld il titolo di serie rivelazione del 2016. 

The Expanse

Syfy, 2015
The Expanse è un gioiellino targato Syfy, canale di genere che non brilla per la qualità delle produzioni. È tratto dall'omonima serie letteraria di James S. A. Corey e si ambienta in un futuro in cui l'umanità si è espansa su Marte e la fascia degli asteroidi e in cui la Terra è in guerra fredda con il pianeta rosso.
Nonostante si tratti di una produzione relativamente piccola, risulta visivamente affascinante, presentando una fantascienza hard di tutto rispetto e una storia coinvolgente, che nella prima stagione si prende il suo tempo per presentare gli ottimi personaggi e la bella ambientazione. Misteri e colpi di scena incollano allo schermo e mettono hype per la season 2. 

Westworld

HBO, 2016
È una specie di remake del Westworld del grande Michael Crichton; tratta i temi dell'intelligenza artificiale con una senisibilità alla Isaac Asimov; ha tra i tanti attori famosi gente del calibro di Antony Hopkins ed Ed Harris; è scritta e in parte girata da Jonathan Nolan. I nomi altisonanti vi bastano, o devo continuare?
Com'è intuibile, Westworld è un kolossal televisivo. La prima stagione ha stregato milioni di spettatori con grandi performance, misteri, colpi di scena e temi importanti come il libero arbitrio, la violenza umana e cosa sia, in definitiva, l'essere umano. Se continua così potrebbe diventare la più grande serie sci-fi di sempre. 



Altre serie che ho deciso di non trattare, ma che valgono parecchio sono: Coontinum, Humans, Sense8, Ascension, Orphan Black, Person of Interest, 

martedì 24 gennaio 2017

La rinascita della fantascienza al cinema

Da grande amante di fantascienza è un piacere vivere anni in cui il genere sembra rifiorire e dove è sempre più facile trovare ottime opere a tema, sia che si tratti di film o di serie tv (tralascio la letteratura e il fumetto, sempre prolifici da questo punto di vista). In questo articolo mi va di trattare ed elencare quelli che secondo me sono i migliori prodotti di genere relativi al decennio 2010 per quanto riguarda il mondo del cinema (quindi l'articolo verrà aggiornato di volta in volta).

Arrival

Denis Villenueve, 2016
Prendete Contact e Incontri ravvicinati del terzo tipo, spruzzateci sopra qualche teoria linguistica di quelle potenti e abbandonate totalmente raggi laser, invasioni spettacolari e altre spacconate. Otterrete un film introspettivo e filosofico, che indugia sui significati di comunicazione e visione del mondo e sul legame profondo tra individui. 
Amy Adams, dato il ruolo centrale, brilla per bravura, sostenuta da una regia consapevole dei mezzi e capace di aumentare la forza filosofica e drammatica delle immagini. Per una volta, il primo contatto non riguarda solo gli americani e viene gestito con intelligenza, anche grazie al riuscito design degli eptapodi. Promosso a pieni voti.

District 9

Neill Blomkamp, 2009
Data l'uscita negli ultimissimi mesi del 2009, ho deciso di inserirlo in questa classifica. Si tratta di un film dal grande significato sociale, dove una razza aliena è costretta ad atterrare sulla Terra, in Sudafrica, in seguito a un guasto alla propria nave. Gli alieni, denominati spregiamente gamberoni, vengono presto relegati in un ghetto sporco e cadente e diventano preda di un razzismo feroce e spregiudicato.
Attraverso gli occhi di un razzista, il regista ci mostra immagini crude e tremende, intervellate a momenti "documentaristici", in una metafora neanche troppo velata dell'apartheid. Quando uscì fu un fulmine a cielo aperto e ancora oggi è uno dei migliori film di fantascienza del millennio. 

Ex_Machina

Alex Garland, 2015
Un miliardario visionario, Oscar Isaac, ha messo a punto una complessa intelligenza artificiale e, in seguito a un concorso interno alla sua azienda, sceglie Domnhall Gleeson per sottoporre la sua creazione al test di Turing. Quello che viene fuori è un thriller fantascientifico scritto benissimo, minimale, che esplora con occhio personale la differenza tra essere umano ed essere artificiale, chiedendosi cosa siano il libero arbitrio e i sentimenti. 
Un film piccolo nella forma ma grande nei contenuti, quasi d'altri tempi, recitato divinamente e dove spicca, per bravura, l'allora poco nota Alicia Vikander, viso e voce di Eva, l'intelligenza artificiale della pellicola. 

Gravity

Alfonso Cuaròn, 2013
Catalogabile fantascienza per il rotto della cuffia, Gravity è un film meraviglioso, dalla potenza visiva estatica e magnifica. La trama è semplice: una missione Shuttle con lo scopo di riparare un satellite si trasforma in una tragedia in seguito all'impatto con diversi detriti spaziali. L'astronauta Sandra Bullock, alla sua prima esperienza, dovrà trovare un modo per tornare a casa.
Come spesso accade, le vicende sono un pretesto per parlare d'altro: della fragilità dell'umanità, per esempio, o di una rinascita metaforica, qui portata su schermo simbolicamente, attraverso scene di una bellezza sconvolgente, che sembrano davvero girate nello spazio. Non per tutti, ma bellissimo. 

Interstellar

Christopher Nolan, 2014
Il regista di Memento confeziona il suo film più magniloquente. Siamo in un futuro in cui, su una Terra prossima al collasso, gli esseri umani vivono i loro ultimi giorni dimentichi delle stelle e dei traguardi del passato. Una disperata missione esplorativa, con a bordo i bravissimi Matthew McConaughey e Anne Hathaway, porterà pochi pionieri in una galassia lontana, attorno a un buco nero, alla ricerca di una nuova casa per l'umanità, in un viaggio pieno di paradossi temporali, drammi personali, speranza e meraviglia.
Pur peccando di eccessiva retorica, Interstellar è un film immenso, emotivamente potentissimo, paragonabile per obiettivi e forza visiva al 2001 di Stanley Kubrick.

Lei (Her)

Spike Jonze, 2014
Possiamo innamorarci di un'intelligenza virtuale? Se lo chiede Spike Jonze in questo bellissimo e triste film d'amore.  Joaquin Phoenix, uno scrittore solitario, installa un programma sentimentale per farsi compagnia. Inaspettatamente se ne innamora. Ne esce fuori un film romantico di una potenza emotiva inusuale, allo stesso tempo feroce critica al solitario mondo dei social network. Per struttura, tematiche e conclusioni ricorda, in un certo modo, la serie inglese Black Mirror, della quale potrebbe tranquillamente far parte.
Ma poi, sinceramente, come si fa a non innamorarsi di una voce virtuale se questa è Scarlet Johanson?  

Mad Max: Fury Road

George Miller, 2015
Il ritorno in grande stile di George Miller e del folle Max, interpretato questa volta non da Mel Gibson ma da un bravo e taciturno Tom Hardy. Il film è così bello da giocarsela alla pari con il primissimo titolo della saga. 
La trama, di una semplicità disarmante, scorre velocemente tra inseguimenti mozzafiato, pochi dialoghi ma sempre memorabili, immagini di una potenza visiva inaudita e trovate da storia del cinema. Menzione d'onore va a Charlize Theron, capace di donare alla sua Furiosa una forza e una determinazione tali da renderla uno dei migliori personaggi femminili di sempre. Insomma, George Miller ha insegnato ai giovani come si fanno i film.

Moon

Duncan Jones, 2009
Uscito a dicembre 2009 rientra di striscio nell'arco temporale dell'articolo. È il primo lungometraggio del figlio di David Bowie, che dimostra così tutta la sua bravura. Il film è di un minimalismo studiato a tavolino (forse anche per via del basso budget), e parla di un operaio rinchiuso per anni in una sperduta stazione di trivellamento sulla Luna. 
Il ritmo lento, le tante rivelazioni e i profondi temi etici e bioetici, assieme alle molte citazioni ai classici, contribuiscono a dare alla pellicola un sapore "vintage" che non guasta ma, anzi, potenzia il messaggio. Un applauso va dato al grande Sam Rockwell capace, da solo, di sostenere tutta la baracca. Consigliatissimo. Peccato poi il regista si sia perso per strada.


Tra i film che ho deciso di scartare, perché forse non considerabili tra i "migliori", ci sono: Inception, I Guardiani della Galassia, Melancholia, Source Code, Elysium, l'Alba del pianeta delle scimmie e Predestination

mercoledì 4 maggio 2016

Lo chiamavano Jeeg Robot e la rinascita del cinema italiano

Diciamolo subito: a me il cinema italiano fa abbastanza cagare.
Ecco, ci siamo tolti il dente.

Mi fa cagare perché non mi ci riconosco. Quando va bene è noioso e artificioso; quando va male è un insieme di cliché per imbecilli. E mi fa cagare perché mi sono preso la briga, giovine come sono, di farmi una "sparata in vena" di opere di registi come Fellini, Rossellini, Visconti, De Sica, Bertolucci, Pasolini, Petri, compreso il cinema di genere (che in parte oggi si sta rivalutando) di gente del calibro di Monicelli, Bava, Corbucci, Ferreri, ecc. Ecco, quel cinema la era grandioso: aveva idee e aveva storie che voleva raccontare, che sentiva di dover raccontare. Il cinema italiano di oggi mi fa cagare perché, guardando quei grandi film, ti chiedi com'è possibile che un tempo sapevamo fare quello e ora siamo sprofondati nel degrado. Gente, non voglio scadere nella nostalgia da grognard, ma è una cosa che sento di dover dire. Per me il cinema italiano di oggi ha dei grandi problemi, principalmente tre.

Il primo problema del cinema italiano di oggi è che proprio non sa raccontare storie senza sembrare artefatto, retorico, forzato. Siamo stati abituati a film dedicati a un target che proprio non si sa dove stia: storie piene di borghesi benestanti in crisi di coppia dove urlano tutti; commedie dove tutti sono ricchi e felici e si ride per le scoregge; racconti di papi, santi o timorati di Dio che sia mai che non lecchiamo il culo alla chiesa. Quando ti va bene, e becchi il regista sinistroide finto impegnato, ecco il film con gente che sventola bandiere comuniste manco fossimo a Mosca durante una sfilata di Stalin. Eravamo convinti che il cinema italiano fosse quella roba la, fuori dal tempo, scollata con la realtà che viviamo; un cinema di storie ambientate in un'Italia che non esiste, la stessa Italia dei salotti televisivi, di Canale 5, di Amici; un cinema di storie raccontate male, che i messaggi te li urlano in faccia e, caso mai non avessi capito, te li scrivono pure in sottotitolo. "Ragazzi, le droghe fanno male, non usatele", come recitava Stanis in una delle puntate della prima, bellissima stagione di Boris

Il secondo problema del cinema italiano di oggi è che va avanti a forza di clientelismo, favoretti e nepotismo. Le case di produzione si contano sulla punta delle dita, i film vengono costruiti attorno ad attori famosi che recitano peggio d'un cane ubriaco, il grosso dei fondi viene da bandi di regione e quindi passa attraverso un sistema trasparente come un fondo di caffè.  Non c'è la possibilità di portare avanti una poetica personale; i pochi grandi nomi, quelli che contano, puntano sul riscontro facile e rimangono incollati a un modo di raccontare storie che non deve dare fastidio a nessuno. Politically correct made in Italy. I film indipendenti e di genere, spesso opere che scalciano cooli, vengono distribuiti in tre sale, e magari vengono visti solo dagli amici del regista. 

Il terzo problema del cinema italiano di oggi è il pubblico. Lo spettatore medio è assuefatto a due tipi di retorica: da una parte quella di cui si è parlato poco sopra, dall'altra quella del cinema americano, tutto BOOM BOOM BANG yippee ki-yay motherfucker e budget da capogiro. Un cinema che spesso e volentieri si fa i pompini da solo. Quando qualche regista o produttore "de noantri" prova a fare qualcosa di diverso dal solito film italiano, magari ispirandosi anche solo lontanamente a quello a stelle e strisce, ecco che parte la solita cantilena: "noi queste cose non le sappiamo fare, lasciamole agli americani". E tutto rimane fermo. E i film che meritano non se li caga nessuno, tutti troppo impegnati a sciropparsi l'ultimo "Natale chissà dove" dei Vanzina. 

Il cinema italiano era dato così per morto che già si pensava all'epitaffio. 

E invece poi escono film come Lo chiamavano Jeeg Robot, che fanno quello che faceva il cinema di genere di un tempo, per esempio il cinema di Monicelli, per citare qualcuno: raccontare i tempi che viviamo attraverso il filtro del "genere".

I migliori film di genere rispettano sempre il genere a cui appartengono, ma allo stesso tempo non si fanno fagocitare. Il film di Mainetti è così, non abbandona niente o quasi niente del genere supereroistico. Ci sono le solite fasi tipiche del genere (l'acquisizione dei poteri, la fase di smarrimento, l'accettazione, la rinascita e infine lo scontro finale contro il supercattivo), i personaggi archetipici (l'eroe suo malgrado, il cattivo che vuole fare il botto, la ragazza innocente che apre gli occhi al protagonista), le citazioni pop, epicità e azione. Il tutto però non è un scopiazzamento di un cinema che non ci appartiene. Tutto è profondamente italiano.  

È profondamente italiano nel modo di approcciare gli effetti speciali, pochi e mirati per esigenze di budget e belli proprio perché figli dell'arte dell'arrangiarsi (ogni tanto, citando ancora una volta Boris, c'è bisogno di cose fatte alla "cazzo di cane"); è profondamente italiano nei riferimenti pop, da Anna Oxa agli anime giapponesi, che in Italia hanno avuto un successo immenso; è profondamente italiano in questa versione imbruttita di Roma, con tanto di bombe e la paura brigatista ma anche odierna del terrorismo; è profondamente italiano nel modo di fondere supereroi e gangster movie alla Gomorra (serie tv stupenda che dovete vedere). 

Ed è profondamente italiano, prima di tutto, perché questa storia, raccontata in questo modo, sarebbe stata possibile solo in Italia, e in particolare a Roma, in quella precisa frazione di Roma (Tor Bella Monaca). Fosse stata ambientata a Napoli, a Milano o a Sassari sarebbe stata una storia diversa. I personaggi parlano un "romanaccio" credibilissimo (cosa che a molti ha dato fastidio, abituati come sono all'italiano neutro del doppiaggio dei film americani), e hanno sogni, paure e traumi che hanno senso enorme in questo contesto. 

C'è il ladruncolo da quattro soldi che ha costruito attorno a lui una corazza, fa affaruccoli con la criminalità di Roma e ottiene i poteri buttandosi nel Tevere, che se lo vai a chiedere a un romano random ti dirà che se ti butti nel Tevere come minimo riemergi con tre braccia e sette occhi. C'è il boss criminale "dei poveri", che ha tentato di spaccare partecipando a Buona Domenica, ha fallito, e ora vuole uscire dalla merda in cui vive sognando di diventare un boss mafioso da Gomorra. Ed è lui stesso a dirlo: "io qui nun ce vojo morì, vojo fa er botto". C'è la ragazza che non è la solita bellona/trofeo del protagonista, ma una povera malata di mente che è stata seviziata in mille modi e ora è prigioniera di un cartone animato di quando era piccola, lo stesso cartone animato che dà il titolo al film e che è stato la passione di tantissimi ex bambini ora 40enni. E ci sono anche i camorristi imbruttiti e credibili, i passanti con il naso incollato allo smartphone, i poliziotti imbranati, i criminali di basso rango ignoranti e razzisti.

Questi personaggi hanno senso di esistere solamente all'interno della realtà italiana, che qui viene mostrata e non schiacciata dalla cartolina di una Italia che non esiste. Ed è in qualche modo ironico che a dare un quadro realistico e credibile dell'Italia in cui viviamo sia un film dove ci sono i superpoteri, un film che ha da insegnare agli americani proprio per il suo modo di essere così vero e autentico. Nei film d'oltreoceano tutto è patinato, perfetto e ingessato tra palazzoni e miliardari dalla battuta pronta. Nel film di Mainetti ogni cosa è genuina e ha i 20 kg di troppo di un Claudio Santamaria taciturno e nutrito a porno e yogurt. 

I tre punti critici del cinema italiano, quelli che ho elencato a inizio articolo, vengono fatti a pezzi dai pugni "ignoranti" di Enzo Ceccotti, il protagonista del film. Un film in buona parte autoprodotto, di un regista con una visione personale e lucida, lontano dalle solite manfrine sotto banco e ancorato saldamente alla realtà. 

Che il cinema italiano abbia davvero bisogno di superpoteri per uscire dal baratro? 

Forse, o forse no. Jeeg Robot non è l'unico bel film italiano uscito di recente. Da Il racconto dei racconti di Garrone a Veloce come il vento, da Non essere cattivo a Suburra, le cose iniziano finalmente a smuoversi. Si inizia a raccontare chi siamo veramente o cosa siamo stati e vorremmo essere, e l'Italia non è più una cartolina sbiadita di cui vergognarsi, ma un paese dove le storie possono ancora funzionare e sono più belle quando parlano in dialetto, vivono la crisi e vogliono "fa er botto". 

venerdì 22 aprile 2016

Un Dottore donna? Tre attrici che calzerebbero a pennello.

Come sanno tutti quelli che mi conoscono da un po', da qualche anno a questa parte sono diventato un appassionatissimo di Doctor Who. Non sto qui a spiegarvi di cosa parla la serie di fantascienza più longeva di tutti i tempi, quindi se non lo sapete cliccate qui, e che Zeus perdoni la vostra ignoranza.

Ma si diceva... pensare che all'inizio 'sta serie mi faceva schifo. Mi era stata consigliata da un sacco di amici, ma quando finalmente trovai il tempo di far partire il primo episodio della nuova serie (quella targata 2005, perché la serie classica è un macello), riuscii a stento a non vomitare. Dannati manichini malvagi. C'è da dire che il pilot, ma in generale la prima stagione, sono ancora molto acerbi e di difficile fruizione. Ritentai la visione un annetto e mezzo dopo, riuscii a superare lo scoglio delle prime cinque puntate e degli alieni scorreggioni e, piano piano, specialmente con l'arrivo di David Tennant come signore del tempo, me ne innamorai. 

Oggi sono un appassionatissimo del Dottore, e anche se ho sofferto molto la gestione Moffat (l'uomo dalle trame complicatissime che si risolvono in bolle di sapone, ma anche lo sceneggiatore di alcune delle puntate più belle), continuo a seguire la serie con gusto. Per esempio, sto adorando alla follia il dodicesimo Dottore di Peter Capaldi. Com'è consuetudine della serie, però, lo status quo dovrà cambiare. Sappiamo che Moffat abbandonerà la guida della baracca con la prossima stagione e probabilmente Capaldi (sigh) lo seguirà a ruota. Sappiamo già che il nuovo showrunner sarà Chris Chibnail, e che cambieranno molte cose. 

Un dottore donna

Se potessi parlare a quattr'occhi con Chris (si, lo chiamo Chris. Bella zio, come ti va?) gli suggerirei una mossa azzardata ma secondo me potenzialmente vincente, una di quelle la cui ipotesi fa discutere i fan già da qualche anno e che potrebbe, o svecchiare tantissimo una serie che a quel punto sarebbe alla stagione numero undici, o affossare gli ascolti in un marasma di fan incazzati come un tasso idrofobo. 

Il Maestro, uno degli avversari più amati della serie, ora Missy.
Di che diavolo parlo? Ma di una prossima rigenerazione femminile del Dottore. Dai, su, non fate quella faccia e mettete da parte lo scetticismo. Il Dottore può benissimo diventare donna, e Moffat stesso ultimamente si è premurato parecchio per farcelo accettare. Non solo ne ha già parlato, ma da alcune battute dell'Undicesimo durante la rigenerazione, da qualche dialogo della 6x04 (il bellissimo episodio sceneggiato da Neil Gaiman), e soprattutto, dalla rigenerazione femminile del Maestro, uno dei più micidiali nemici del Dottore ora diventato Missy, e dalla rigenerazione femminile del generale nella 9x12 (che tra l'altro da caucasico diventa di colore), che avviene in diretta, sappiamo perfettamente che i signori del tempo possono cambiare sesso durante una rigenerazione. Una rigenerazione femminile quindi sarebbe sensata sin da subito, senza bisogno di spiegoni, e non assomiglierebbe all'operazione fatta dalla Marvel con il Thor donna (operazione vincente, almeno secondo me).

Non parliamo nemmeno di transizione di sesso, il Dottore non sarebbe un transessuale (e non ci sarebbe nulla di male nemmeno se fosse così). Anche se con la rigenerazione il personaggio rimane sempre lo stesso, la sua personalità e i suoi gusti cambiano, diventando di fatto una persona diversa. Un Dottore donna sarebbe semplicemente una persona nuova di sesso femminile, pur rimanendo sempre il Dottore. 

Ma un Dottore donna non funzionerebbe solo all'interno dell'universo di finzione della serie, ma funzionerebbe proprio a livello narrativo. Dopo 50 anni di storie con 12 spettacolari dottori "masculi", un Dottore donna porterebbe una bella boccata d'aria fresca e rivoluzionerebbe la serie quel tanto che basta per continuare a dire cose nuove e interessanti. Non sarebbe però una rivoluzione chissà quanto grande. Anche con una donna alla guida del Tardis la serie rimarrebbe sempre sulle stesse coordinate: viaggi spaziali, avventura, umorismo, dramma, lacrime. Inoltre, il cambiamento è insito nel DNA della serie, e questo non sarebbe che uno dei tanti.

Trovo l'idea così buona che tempo fa avevo iniziato a lavorare a un web comic con protagonista un Dottore donna, abbandonato per la mia solita pigrizia. Trovate tutto qua

Tre attrici perfette nel ruolo

Ma quale attrice potrebbe sopportare un onere tanto grande e impegnativo? Il Dottore è sempre stato interpretato da attori rigorosamente inglesi, talentuosi e carismatici, che hanno dato al ruolo enorme dignità e spessore, da Tom Baker a David Tennant, da Jon Pertwee a Peter Capaldi, passando praticamente per tutti gli altri. Nessuno di questi attori era un attore di fama internazionale fantasmagorica quando ha accettato il ruolo, e nessuno di questi attori, pur se spesso dotato di enorme fascino, può essere considerato un bellone. Inoltre, sono attori che sanno dare tantissimo sia nelle parti drammatiche, sia in quelle comiche e sopra le righe, in modo da dare al personaggio un pizzico di eccentricità tipicamente british che è il marchio di fabbrica della seria.

Considerando tutti questi fattori, vi elenco tre possibili attrici che, per me medesimo, sarebbero un Dottore con i contro cosiddetti. 

Conosciuta principalmente per il ruolo dell'agente Peggy Carter in Captain America - il primo vendicatore, e nell'omonima serie Agent Carter, la Atwell ha un bel visino da donna forte e indipendente e l'esperienza necessaria a tenere sulle spalle un progetto così importante come Doctor Who. È un'attrice di tutto rispetto, con parecchie serie e parecchi film alle spalle, che oltre che nei cinecomics ha recitato in parti drammatiche e intense, per esempio in una bellissima puntata di Black Mirror (2x01) o nella trasposizione televisiva de I Pilastri della Terra, cosa che la rende perfetta sia nelle scene esagerate e d'azione, sia in quelle drammatiche e introspettive. 
Il suo Dottore potrebbe essere, così come molti dei suoi personaggi, un Dottore d'azione e solare, dall'animo candido e dai modi gentili ma determinati, ed è l'attrice per cui tifo di più.

Attrice che ispira "dottorosità" semplicemente con lo sguardo, la Wilson ha spesso interpretato personaggi intrinsecamente folli e geniali, ed è conosciuta per il ruolo di Alice Morgan nella bellissima serie Luther. Anche lei, pur giovane, è un'attrice con una discreta esperienza (già veterana di opere come The Affairs o Anna Karenina), brava sia in ruoli di secondo piano, sia come protagonista effettiva, tanto che quest'anno prenderà parte, come co-protagonista, alla serie tv di fantascienza The Titan
Un Dottore cucito su di lei potrebbe essere imprevedibile, folle e geniale, a tratti ambiguo e indecifrabile, ma pur sempre positivo e avventuroso. 

Compagna di Martin Freeman sia nella realtà che nella finzione, dato che interpreta Mary, la moglie di Watson nella stupenda serie tv Sherlock, la Abbington non è solo la compagna di un grande attore, ma è una grandissima attrice a sua volta. Delle mie tre proposte è quella con più anni sulle spalle, e per questo l'attrice con più esperienza, anche se dedicata principalmente a ruoli e/o opere sconosciute fuori dall'UK.
Ha già dimostrato di saper gestire perfettamente personaggi complessi e sfaccettati, capaci di grande eroismo ma anche di momenti di riflessione, e meriterebbe l'occasione di vestire i panni di un protagonista così importante come il Dottore. 
Il suo Dottore potrebbe essere duro e affettuoso allo stesso tempo, autoritario ma pacato, misterioso e materno, magari con qualche spruzzata del Nono di Christopher Eccleston.

Che ne pensate? L'idea di un Dottore donna vi piace o vi fa storcere lo "storcibile"? Trovate adeguate le tre attrici proposte in questo articolo? Ce ne sono altre che sarebbero perfette per la parte?

lunedì 18 aprile 2016

Tra Batman e Superman perdono tutti

Ieri ho "finalmente" visto Batman V Superman, seguito diretto del da me poco apprezzato Man of Steel (è un eufemismo, m'ha proprio fatto cagare). Dal momento in cui il film è uscito nelle sale ad oggi, l'internet ha vomitato sulla pellicola valangate di bile e valangate di difese a oltranza. Scrollarsi di dosso i preconcetti era difficile.


Quindi cosa ne penso? Eh... penso che sia anche peggio di Man of Steel. 

Quello che ho visto ieri è un film brutto, incoerente, incapace di mettere un punto o di arrivare da qualche parte, con l'unico guizzo di essere un giocattolone dark CGI che in alcuni momenti riesce a gasare, ma nel complesso annoia. 


Vorrei parlarvene meglio e approfonditamente, ma occhio, SPOILER ALERT! Se non avete visto visto il film e volete godervelo, non leggete questo articolo. Uomo avvisato... 


Ok, iniziamo. 
Saltiamo tutta la parte in cui spiego di cosa parla il film, che tanto lo sanno pure i muri, e gettiamoci subito nell'analisi. Questa pellicola ha così tanti problemi, e così gravi, che non so davvero da dove cominciare.


Note tecniche

Magari proviamo a partire dai dati tecnici: parliamo del montaggio. Porco Krypton, ma chi diavolo lo ha montato? Il montaggio di questo film è oggettivamente penoso, e ve ne accorgete subito se avete un minimo di infarinatura di grammatica filmica. Quasi ogni scena si interrompe con una frase a effetto, una troncatura netta che dà il via a una scena completamente diversa, slegata totalmente da quella precedente. Tizio parla, dice frase a effetto o mostra oggetto a effetto, taglio netto, altra scena con altri tizi che mostrano oggetto o dicono frase a effetto, altro taglio netto, altra scena scollegata. Una matrioska infinita che continua per tutto il film e snerva, creando un tappeto ansiogeno a tratti fastidioso. Per non parlare dei momenti in cui il montaggio sembra fatto a caso, come nel sogno/visione di Batman (scena di cui parlerò più avanti), dove non c'è alcuna punteggiatura e la scena viene inserita a caso, risultando caotica e incoerente. 

Anche la regia di Snyder ci mette del suo, non rinunciando ai suoi, per fortuna qui poco presenti, scavalcamenti di campo. La regola dei 180°, come tutte le regole grammaticali, può essere infranta (ci sono movimenti d'avanguardia che lo fanno come nota stilistica), ma nel farlo bisogna essere consapevoli e avere un chiaro obiettivo in testa, un messaggio da comunicare. Snyder lo fa per sembrare "studiato", e fallisce, risultando solo sgrammaticato e confuso.

Fastidiosa, per quanto mi riguarda, la fotografia patinatissima a tinte dark, che cala il film in una notte perenne anche quando è giorno (ma qui si va a gusti, lo ammetto). Non aiuta troppo nemmeno la colonna sonora, che per quanto sia fighissima presa da sola (Hans Zimmer è quasi sempre una garanzia, e Junkie XL è una gradita scoperta), e per quanto riesca a sottolineare bene alcune scene, viene usata male e risulta ampollosa e ridondante, dato che collega le suddette scene montate male, continuando imperterrita in maniera totalmente slegata dal contesto.

Problemi di ritmo

Uno dei difetti più stressanti di questo film è, porca paletta, il ritmo, e avere problemi di ritmo in una pellicola di più di due ore non è proprio un bel biglietto da visita. 

Perché problemi di ritmo? Beh, perché il film è sostanzialmente diviso in due parti, ognuna bene o male di un'oretta e un quarto circa. La prima parte, didascalica e introduttiva, è un susseguirsi di scene tagliate con l'accetta, dove vengono introdotti i personaggi, introdotte le tematiche e innescati i detonatori per lo scontro tra eroi, ma il tutto è eccessivamente pedante, lungo, lento, e si arriva alla fine di questa lunga introduzione fiaccati e annoiati. 

In questa prima parte praticamente non succede nulla, è solo un susseguirsi di cose a caso e di belle immagini patinate, nulla più (cosa che conferma ancora di più l'idea che ho di Snyder: un bravo esteta, ma completamente vuoto di contenuti, nonché un narratore mediocre, se non pessimo). C'è chi dice che è solo un'apparenza, perché in realtà Snyder qui mette in gioco uno scontro psicologico tra i due protagonisti. Ok, tutto bello e tutto interessante, peccato che questo scontro psicologico io proprio non lo abbia visto. Da cosa si evince? Da frasi drammatiche in cui Superman dice a Lois che Batman va fermato, o dove Batman dice lo stesso ad Alfred parlando di Superman? Su, dai, per favore. Non c'è alcuno scontro tra i due, le scene in cui appaiono non hanno alcun collegamento concettuale, e i momenti in cui si incontrano sono a dir poco ridicoli (ne parliamo dopo). 

Ed è ridicolo anche come vengono introdotti i personaggi, in primis Batman. Snyder ci mostra cose che già sappiamo, come l'ennesima morte dei genitori, e glissa totalmente sulle cose che ci servono. Sappiamo che questo Batman è a un punto avanzato della sua carriera, e si comporta in maniera strana e inusuale. Questo però non ci viene mai spiegato, non sappiamo perché sia diventato quello che è diventato (viene accennato, ma è vagamente comprensibile solo a chi conosce la storia fumettistica del pipistrello; Joker ha ucciso Jason Todd/Robin e questo ha incattivato Batman, ma lo si capisce solo da alcuni riferimenti indiretti). Il cavaliere oscuro ci viene mostrato in azione solo per pochissimo, e la prima volta che lo vediamo in costume è in un sogno, con tanto di giubbottone e fucile, cosa che strania e confonde (come se non bastasse il montaggio incoerente), perché ancora non abbiamo visto il pipistrello in azione per davvero. Pessima scelta di tempistiche, sul serio, e totale disprezzo dello show, don't tell.
E si arriva così alla seconda parte, frenetica e tutta action, dove finalmente si respira un po', ma che entra in contrasto diretto con la prima parte. Si inizia lento, lentissimo, e poi si accelera di colpo, bruscamente. E non è solo un contrasto di ritmo, ma anche di toni. Se la prima parte è tutta giocata su temi messianici e apocalittici, la seconda diventa improvvisamente più in linea con un normale cinecomic, specialmente con l'ingresso in azione di Wonder Woman. Da quel momento il film funziona molto di più, ma è una scelta che stona con tutto il resto, dato che tutte le tematiche vengono gettate nella mondezza e tutte le domande rimangono senza risposta. 

E qui, ennesima delusione. Lo scontro epocale che dà il nome al film (anche se la V del titolo non sta per "versus", ma per qualcos'altro che sa solo Snyder) dura pochissimo, si e no 5 minuti di orologio. Fighissimi, per carità, ma un po' pochini. 

Buchi narrativi e motivazioni farlocche

E veniamo alla parte più problematica di tutta la pellicola: la sceneggiatura, i personaggi e le loro motivazioni. C'è troppa carne al fuoco (problema di molti cinecomics attuali, vedere Age of Ultron per credere) e troppa roba a caso, e il film ne risente enormemente. 

Batman V Superman vuole introdurre Batman nell'universo DC cinematografico; vuole anche continuare a raccontare la storia di Superman; vuole esplorare il tema della divinità contrapposta all'umanità; vuole anche far riflettere sul ruolo dei supereroi nella società e sulla necessità di una regolamentazione; vuole porre l'accento sul potere e il suo abuso; vuole anche introdurre la Justice League, mostrare un po' di azione da spaccomascella e gettare le basi per la futura presenza di Darkseid (e forse della realtà alternativa di Flashpoint Paradox) nell'universo DC. 

Troppi temi, legati in maniera incoerente e portati avanti a spizzichi e bocconi. La sceneggiatura si barcamena attorno a troppe tematiche, che chiaramente non riescono a trovare compimento, anche con due ore e passa di girato, e vengono gettate nella mischia praticamente a caso. Prendiamo, per esempio, la scena del sogno di Batman, tra l'altro inserita un po' a caso dove, in un mondo ormai deserto, il nostro pipistrello combatte (uccidendoli a suon di fucile d'assalto) contro scagnozzi di un Superman cattivo e violento. Finita la scena onirica, Batfleck si trova davanti un Flash spaventato che, in maniera poco comprensibile, dice "Bruce avevi ragione" e scompare, così, senza soluzione di continuità. Quando mi riferisco a roba inserita a caso mi riferisco proprio a roba come questa.
Si diceva anche di tematiche che non trovano una conclusione. C'è il tema pressante dell'uomo contro il dio, e di bisogno di regolamentare i superumani e le loro azioni. Tutto questo viene portato all'estremo con lo scontro tra Batman e Superman, che però soffre di due pecche enormi.

Prima di tutto, la motivazione del pipistrello. Vediamo un Batman cattivissimo, decisamente violento e pronto a tutto pur di debellare il crimine, che decide di uccidere Superman così, arbitrariamente.  Lo vuole proprio uccidere, ed è pronto a tutto, e non succede niente di sensato per portarlo a una decisione così drastica (e no, la morte del dipendente a inizio film è troppo blanda, non è davvero personale e non è davvero logica).

Ok, in teoria ci sarebbe un complotto di Lex Luthor, che usa l'ex impiegato di Bruce Wayne per far capire al cavaliere oscuro quanto Superman sia pericoloso, esasperandolo. La cosa però non regge in alcun modo: il modo utilizzato da Lex è ridicolo (l'impiegato che scrive frasi cattive contro Sup negli assegni della Wayne Enterprise rispediti al mittente e poi si fa esplodere; mica è colpa di Superman), e anche il fatto che Lex usi Batman non regge: si capisce a malapena che la kryptonite era un esca, tra l'altro stupida (come faceva Lex a sapere che Batman era ai ferri corti con Superman. Come?) e non viene mostrato da nessuna parte, nel film, il momento in cui Lex capisce che Bruce Wayne e Batman sono la stessa persona (cosa che tra l'altro sapeva anche Superman, scoperta origliando a caso la conversazione tra Bruce e Alfred). Come diavolo faceva Lex a saperlo?

E poi non sarebbe la prima volta che i due eroi si scontrano/incontrano. A parte la festa di gala, con un dialogo abbastanza insulso, i due si scontrano durante l'inseguimento di Batman a dei malavitosi che hanno la kryptonite. Superman appare dal nulla, distrugge la batmobile e, davanti a un Batman attonito, dice che se lo ribecca gli sfascia il culo (così, a caso, perché è necessario alla sceneggiatura). Batman gli dice: "dimmi, tu sanguini?", e Superman se ne va senza rispondere. Ecco il loro primo incontro. Roba a caso. 

Seconda pecca enorme: quando poi Bat e Sup si menano, e Bat sta per uccidere il kryptoniano, si ferma e si blocca e decide di risparmiarlo. La motivazione di per se è imbecille, così com'è imbecille e forzato il modo in cui ci si arriva.
Batman sta per trafiggere Superman con l'arpione di kryptonite; Superman grida: "così gli permetti di uccidere Martha" (chiaramente ogni figlio in un frangente simile userebbe il nome di battesimo della madre, mica direbbe "mamma" o "mia madre"); Batman si blocca e si mette a urlare: "perché lo hai detto? Perché?"; Superman ripete il nome Martha una seconda volta e Batman ha un flashback di lui piccolo che porta i fiori alla tomba della madre; continua imperterrito a chiedere perché ha nominato quel nome, arriva Lois Lane dal nulla e, già sapendo tutto quello che sta succedendo, dice che Martha è il nome della madre di Superman. Da quel momento i due eroi diventano amiconi, Batman va a salvare la madre di Clark dicendole, tra l'altro: "sono un amico di suo figlio". Porca puttana, ma se due minuti prima lo voleva uccidere brutalmente.  

Batman non uccide Superman perché, dato che le loro madri hanno lo stesso nome, capisce che anche il dio è umano. Ecco che fine fa il tema della divinità contro l'essere umano. Motivazioni a cazzo, risoluzioni anche peggio.

Ma di motivazioni e dialoghi dementi è pieno il film. 
C'è il pezzo in cui Superman si interroga sulla sua missione, e capisce che ciò che rappresenta (e devo ancora capire cosa, sinceramente) non è reale. Cito dal dialogo di Clark: "Superman era solo il sogno di un contadino del Kansas" (e qui si riferisce a suo padre). Ma porca puttana, ma se in Man of Steel il padre gli vieta espressamente di usare i suoi poteri e addirittura si suicida per impedirglielo. Questo dialogo non ha alcun senso.

Vogliamo parlare delle motivazioni di Lex Luthor? Perché fa quello che fa, cosa ne ricava, che motivazione ha? Durante un dialogo abbastanza random, veniamo a sapere che suo padre lo picchiava e, dato che nessuna divinità è venuto in suo soccorso, lui è arrivato alla conclusione che o Dio non esiste o Dio non è infinitamente buono. Wow! È davvero questa la sua motivazione? Architetta piani rocamboleschi, dà vita a un abominio che potrebbe estinguere la razza umana e distrugge due città per questo? 

Il resto delle sceneggiatura e su questi livelli. Wonder Woman, facilmente una delle cose migliori del film, infilata a forza; la Justice League che appare in un momento a caso, con tanto di stemmi degli eroi archiviati sul PC di Lex; Lois Lane che non fa altro che mettersi nei guai ogni cosa che fa e dice per poi farsi salvare da Superman (siamo nel 2016, la damigella in pericolo dovrebbe essere storia vecchia); linee narrative messe da parte così, perché si; la morte di Superman messa a caso per fare figo, quando ancora nessuno degli spettatori tiene davvero al personaggio e quando ancora non esiste un vero universo cinematografico DC. Potrei continuare a elencare stronzate per ore. 

Dai fumetti alla pellicola

Ultima cosa che mi ha fatto storcere il naso, e che risulta un difetto solo nell'ottica dei fumetti, è come sono stati trasposti i personaggi. 

Ben Affleck non è male nei panni di Bruce Wayne/Batman, peccato che il suo personaggio sia eccessivamente violento e brutale. Come ho detto sopra, si intravede una storia passata che può averlo trasformato così, ma non ci viene mostrata e quindi tutto ricade nel campo delle illazioni. Quando dico che questo Batman è cattivo e violento mi riferisco ad alcune cose che fa, tipo legare Superman al rampino e trascinarlo in giro come fosse un trofeo, sbatacchiarlo alle colonne per fargli male fisico e poi quasi ucciderlo infilzandolo con un rampino alla kryptonite; oppure marchiare a fuoco alcuni criminali e condannarli a morte (perché a quanto pare le persone marchiate da Batman hanno vita breve in carcere). Scusatemi, ma questo è Batman o the Punisher? Non riesco ad empatizzare con un personaggio con motivazioni ridicole che si comporta come uno psicopatico. Dov'è finito il Batman che uccide solo come ultima spiaggia? Dov'è il Batman separato da Joker solo da una giornata storta? 

Su Superman ci sarebbe da scrivere un articolo intero, parlando anche di Man of Steel. Questo Superman travisa totalmente i fumetti. Il Superman classico non è super solo perché può sollevare palazzi con la punta dell'uccello, ma perché rappresenta tutte le virtù degli esseri umani. Lui crede fermamente negli ideali di giustizia, verità e nel sogno americano, agisce per elevare il genere umano, vuole che l'umanità migliori da sola, e infatti nei fumetti non sono rari momenti come questo:

Lui ci vuole motivare, vuole che troviamo la forza nascosta dentro di noi, vuole che ci salviamo da soli (come quando ha sollevato di peso i potenti della Terra e li ha costretti a un meeting per parlare dei problemi del pianeta), e non è un caso che i suoi peggiori nemici siano esseri umani corrotti e spregevoli (come Lex Luthor, il capitalista senza scrupoli), a rappresentare la parte malvagia e bassa dell'umanità. 
Il Superman di MoS e BvS non ha nulla di tutto ciò: è un bullo che risolve i problemi menando, che se ne frega dei danni colleterali, che agisce solo per salvare Lois non curandosi del resto e che ci viene mostrato come una divinità calata dall'alto che risolve i nostri problemi al posto nostro. 

E poi c'è Lex Luthor. Questo Lex Luthor è sbagliato in ogni cosa che fa, che dice, che pensa, e intendiamoci, non c'entra nulla il suo aspetto fisico. Non mi interessa se qui Lex non è calvo o non è un quarantenne carismatico, questa è solo estetica; mi interessa invece che Lex sia un affarista senza scrupoli (e il fatto di scegliere l'attore che ha interpretato Zuckenberg poteva essere un epic win, che però si sono giocati), mi interessa sia lucidamente egoista, crudele e calcolatore; mi interessa che curi la sua figura mediatica in modo da essere inattacabile; mi interessa che combatta Superman perché questi mina alla radice i suoi interessi personali.
Purtroppo non c'è nulla di tutto questo. Il Lex Luthor di questo film è folle alla maniera di Joker, vuole caos per il piacere del caos; è sopra le righe, macchiettistico, privo di reali motivazioni. Luthor ha sempre funzionato perché ha sempre rappresentato l'opposto di Superman. Qui è un povero imbecille squinternato, e Jesse Eisenberg non riesce ad essere convincente nemmeno un secondo. 

Quindi tutto da buttare?

No, non tutto. Le scene d'azione funzionano e la Wonder Woman di Gal Gadot è sufficientemente sexy, cazzuta e credibile da far gridare al miracolo. Dopo averla vista in questo film non vedo l'ora di gustarmi il suo stand alone (che tra l'altro attendevo da tempo, ho sempre adorato WW come personaggio). L'Alfred di Jeremy Irons non è per niente male (peccato sia una mera comparsa) e alcune tematiche sollevate sono effettivamente intriganti. 

Tutto il resto è tra il malapena passabile e il "ma che cazzo?". 
Se il futuro universo cinematografico deve basarsi su queste fondamenta non ci siamo. Per favore, togliete la Justice League dalle mani di Snyder. 

martedì 3 novembre 2015

I migliori prodotti cine-televisivi sui Supereroi (secondo me)

Si continua direttamente dal post di ieri. Vi ho parlato delle peggiori schifezze cine-televisive sui Supereroi, quindi per farmi perdonare, dopo aver rivangato la cacca, oggi metto sul piatto le migliori portate esistenti (secondo me).
Anche qui divido il tutto in tre categorie dove le varie opere non sono messe in ordine. Pronti? Via.

   CARINI, MA NULLA PIÙ   

Thor: sulla carta aveva tutte le potenzialità per ambire ad una categoria più alta: buoni attori, un regista cazzuto, un nemico carismatico e situazioni interessanti. Cosa lo frena? PORCAPALETTA, ma dov'è diavolo è l'azione? E fatelo girare quel martello, PORCO ODINO.

Iron Man 2: questa posizione scontenterà molti, che l'avrebbero voluta nell'altro post tra i peggiori. A me invece questa pellicola non è dispiaciuta e l'ho trovata migliore di Iron Man 3. Poi Scarlett Johansson riccia e rossa è così gnocca da essere illegale.

Capitan America, il primo vendicatore: la prima parte è una figata porcapalettiana fatta bene, che gioca con la storia e prende in giro con sapienti pernacchie il patriottismo malato e la guerra. Poi, quando inizia l'azione vera, si perde tutto e il film si trasforma in una pellicola che non avrebbe sfigurato nel post di ieri. Ovviamente, parte figa + parte smoscia fanno un film carino, ma nulla di più.

Watchmen: questa è la posizione più alta che un film di Zack Snyder potrà mai ambire, e lo fa solo perché l'opera di riferimento è una delle figate assolute della letteratura disegnata. Il regista prende paro paro quasi tutte le scene del fumetto, con successo, e fa passi falsi solo quando decide di modificare cose o aggiungere parti originali del caspio (quando fanno sesso su Cleto con tanto di eiaculazione lanciafiammosa). Tutto sommato un film godibile con una colonna sonora da urlo. Ah, sono tra i pochi che hanno apprezzato come hanno ri-arrangiato il finale.

Spider-Man: ultimamente è nata la diatriba a suon di cazzotti virtuali tra chi preferisce la trilogia di Raimi e chi invece il reboot di Webb, e nonostante io mi inserisca tra i primi, ammetto che Raimi ha fatto un sacco di cazzate (non a caso Spider-Man 3 si trova nel post di ieri). Il primo film della sua trilogia ha un sacco di cose che "ma perché?", ma tutto sommato funziona e risulta piacevole. Peter Parker sfigato oltre i limiti pure.

L'incredibile Hulk: ok, inserirla in questa categoria è stato difficile, perché questa pellicola poteva stare tranquillamente anche nella categoria "guardabili, ma brutti". Ho deciso di gettarla qua perché tutto sommato è piacevole e fonda le basi dell'hulk del Marvel Cinematic Universe.

Batman: il Ritorno del Cavaliere Oscuro: il peggiore della pur ottima trilogia di Nolan, di cui non sono un estimatore, ma sarei un pazzo a non riconoscerne i meriti. Questo film però voleva scopiazzare il secondo e ci riesce male perché 1) Bane non è Joker e 2) tutto ormai sa di già visto e le situazioni convincono poco.

The Mask: ho ricordi della mia infanzia e non lo rivedo da secoli. Lo metto qui perché ricordo mi fece ridere, ma nulla più.

The Flash: non avevo grandi aspettative per questa serie, considerando che viene dagli stessi autori di Arrow, ma cavolo, mi sono dovuto ricredere. Il tono Silver Age si sposa benissimo con le trame e i personaggi di questa serie, che ha l'unico peccato di portare avanti un approccio ancora troppo adolescenzial-bimbominkioso. Si trova in questa categoria solo per quello, perché altrimenti è davvero riuscita.

Avengers: Age of Ultron: dopo quella figata bagnata di Avengers mi aspettavo qualcosa di più, e i vari trailer non hanno aiutato ad abbassare le aspettative. Alla fine è venuto fuori un film bello e figo, ma forse troppo carico e con un cattivo che ancora mi convince poco. Potrebbe e dovrebbe trovarsi nella categoria successiva, ma mi dà troppo fastidio come hanno trattato Ultron.

Superman: molti forse lo ricorderanno con nostalgia e affetto, ma io ero davvero piccolo quando lo vidi per la prima e quasi ultima volta. Lo rividi una seconda volta qualche anno fa, e devo dire che ebbe un impatto molto freddo su di me. Non l'ho inserito tra i brutti film perché non lo merita, ma non riesco a fare più di così. Certo è che la colonna sonora di Williams è una figata pazzesca.

Superman II: nessuno dei film di Reeve è un capolavoro, ma di sicuro questo secondo capitolo risulta piacevole. Ha ancora moltissime ingenuità, sia di messa in scena che di sceneggiatura, ma funziona grazie a dei nemici fighi e un Reeve davvero in parte e ad oggi il miglior attore ad avere vestito i panni del Kryptoniano.

   BELLI   

Spider-Man 2: solo un imbecille poteva sbagliare un film di Spidey avendo come avversario quel figaccione di Doc Octopus, uno dei cattivi Marvel più belli di sempre. E infatti Raimi questa volta dà il meglio di se e partorisce la migliore pellicola sull'arrampicamuri di sempre. Altro che Webb.

Agents of Shield: ha rischiato di finire nella categoria precedente, ma non mi andava di penalizzarlo solo perché la prima metà della prima stagione è merda fumante. Poi si riprende e oggi, arrivati alla terza stagione, è figo. Nulla di eccezionale, eh, ma figo.

Ant-Man: non ci credeva nessuno. Fare un film su un tizio che diventa piccolo come una formica? Cioè, hanno cannato tre film sui Fantastici 4, che speranze possono avere con questo? La differenza è che dietro Ant-Man ci sono i Marvel Studios nel loro momento più alto, e non tizi qualsiasi della Fox. Risultato: film godibilissimo e riuscitissimo che non si prende sul serio. Ant-Man chiude in bellezza la fase due e dimostra che si può fare un bel film anche su un tizio che diventa piccolo come una formica.

Gli Incredibili: parliamo di Pixar, forse il miglior studio di animazione esistente e mai esistito. Gli Incredibili non è il loro film migliore, ma visti i loro standard si attesta come qualcosa di bellissimo e scoppiettante. Prendi una famiglia all'apparenza ordinaria, un pizzico di Fantastici 4, tanto citazionismo e una trama semplice ma efficace. Quando uscì era facilmente la cosa migliore sui supereroi mai vista al cinema.

Iron Man: i Marvel Studios devono tutto a questo film. Nessuno si aspettava un film sull'uomo di ferro, e sicuramente non un film così buono. Ad oggi è ancora uno dei migliori film sui supereroi mai fatti e il miglior film di Iron Man in assoluto. Dopo questo Robert Downey jr. ha cambiato il suo nome in Tony Stark. Mai attore fu più azzeccato.

Batman Begins: difficile, riprendere la figura di Batman dopo i due scempi di Schumacher. Ma Nolan ce la fa e, aiutato da un ottimo Christian Bale, porta a casa un risultato di alto livello. L'unica cosa che fa storcere il naso, ma solo a noi fan dell'uomo pipistrello, e che con questo reboot ha solcato strade molto lontane da quelle del fumetto e troppo pseudo-realistiche, dando il via a quell'ondata di eroi dark che ancora oggi ci ammorbano il culo. Peccato veniale, perché il film funziona ed è davvero bello.

Megamind: uno dei tanti film di Dreamworks ingiustamente sottovalutati. Megamind funziona parecchio, presentando un cattivo dalla mente geniale e dai piani imbecilli che, piano piano, si redime e diventa l'eroe della sua città. I personaggi sono tutti belli, il tono supereroistico è scanzonato quanto basta e la colonna sonora è grandiosa.

Batman: siamo nell'89, un certo regista visionario di nome Tim Burton decide di prendere le redini di un blockbuster supereroistico lontano dai suoi film d'autore. Ingaggia Michael Keaton come uomo pipistrello e Jack Nicholson come Joker e sforna un'opera allucinante, dove la vera protagonista è una Gotham City gotica dal tono dark caramelloso e fiabesco tipico del regista (che con Batman ci sta da Dio). Fu un successo di pubblico e critica. Io ancora fischietto la stupenda colonna sonora di Danny Elfman, su un altro pianetà rispetto a quella dei film di Nolan.

X-Men: potrebbe benissimo stare nella categoria precedente, ma lo metto qua perché quando uscì fu un fulmine a ciel sereno. Nessuno si aspettava gli X-Men al cinema, e di sicuro non così. Forse troppo Wolverine centrico, ma è un peccato che gli si perdona. Insomma, abbiamo sir. Patrick Stewart come Professor X e sir. Ian McKellen come Magneto. Cosa volere di più?

X-Men 2: ok, sarà pure molto Wolverine centrico, ma è una figata pazzesca ed è migliore del primo praticamente in tutto.

X-Men l'inizio: un bel tuffo nel passato, quando ancora gli X-Men non esistevano e i mutanti iniziavano ad essere conosciuti a livello mondiale. Ne esce fuori un bel fanta thriller con i superpoteri.

Big Hero 6: è uscito dopo il sopravalutato Frozen e ha ricevuto meno onori di quel che meritava, forse anche per via di una seconda parte un po' meno riuscita. Big Hero 6 è un film d'animazione brillante, ispirato a un brutto fumetto Marvel e capace di piacere a grandi e piccini.


Capitan America the Winter Soldier: i film Marvel erano conosciuti come quelli pernacchioni pieni di battute. Erano. Winter Soldier cambia le carte in tavolo e snocciola una storia seria, quasi priva di battutine, tutta giocata su temi da thriller politico. Si perde leggermente nella seconda parte, ma poca roba.

Kick Ass: ecco come fare un bellissimo film ispirandosi a un brutto fumetto. L'opera cinematografica ribalta completamente il significato del fumetto: la c'era una grottesca parodia dei supereroi visti in negativo; qua invece si esalta al massimo il mito del supereroe e l'idea dona al film una forza extra che il fumetto semplicemente non ha.

Jessica Jones: la seconda serie Marvel/Netflix è un successone. Jessica Jones è una protagonista fantastica e il Kilgrave di David Tennant è un cattivo che la mette dietro, tipo, al 90% dei villains di tutti i prodotti cinetelevisivi sui supereroi. Si sentiva il bisogno di una bella storia supereroistica con una protagonista donna.


Deadpool: nell'articolo sui peggiori film sui supereroi ho scritto che Ryan Reynolds e supereroi non vanno d'accordo. Non è vero, e questo film lo dimostra. Deadpool è stato un epic-win già dalla campagna promozionale. L'eroe Marvel è stato ricreato alla perfezione, e il film è un concentrato di battute caustiche, scene nonsense, tanto meta-cinema e azione coreografata come si deve. Alcuni si lamentano della trama lineare, per me invece è una chicca extra pure quella.

   CHE GRAN FIGATA    

Lo chiamavano Jeeg Robot: il secondo film italiano sui supereroi, dopo la delusione de Il ragazzo invisibile, è una perla unica sia nel povero e devastato panorama cinematografico italiano, sia tra i cinemocis di tutto il mondo. Il film di Mainetti non ha nulla da invidiare all'America, anzi, semmai ha da insegnare. Film vero, genuino, con una parlata romana sporca e autentica e, grazie a un budget basso, pieno anche di effetti speciali caserecci che lo rendono ancora più bello. Forse il film sui supereroi più bello e vero di sempre, ambientato nell'Italia che viviamo davvero e per questo ancora più prezioso. 

Avengers: prima dell'uscita di questo film, moltissime persone pensavano che i supereroi, sul grande schermo, potessero funzionare solo se svuotati della loro componente giocattolosa e riempiti con il dark serioso alla Nolan, che tanto aveva funzionato con Batman. Fu bellissimo vedere la loro faccia dopo la figata megagalattica di questo assemble coloratissimo, dove Hulk, Thor, Iron Man, Capitan America, Hawkeye e Black Widow le suonano di santa ragione a degli alieni invasori. Quando lo vidi al cinema tornai bambino per tutta la settimana successiva. Ad oggi nell'olimpo dei migliori prodotti sui supereroi mai fatti.

Batman: il Cavaliere Oscuro: dall'inizio alla fine rimani incollato per sapere cosa succederà e come Batman riuscirà ad aggiustare la situazione. Poi, quando tutto finisce, sei soddisfatto e sballottolato, dopo un film che magari avrà poco di supereroistico, ma che è un thriller action fatto da Dio con un Joker che, PORCAPALETTA, ha meritato quell'oscar senza se e senza ma.
Per gusti personali lo avrei messo nella categoria precedente, perché amo davvero poco Nolan, ma a Cesare quel che è di Cesare.

X-Men giorni di un futuro passato: Bryan Singer riprende le redini della saga, cancella tutti gli eventi di X-Men 3 e fonde i suoi film con quello dei giovani Xavier e Magneto. Il risultato è una figata apocalittica piena zeppa di wibbly wobbly timey wimey e di personaggi che, se anche appaiono per poco, rimangono impressi (qualcuno sta pensando a Quicksilver?). E poi è un film meno Wolverine centrico dei precedenti. Epic Win.

I Guardiani della Galassia: lo Star Wars di casa Marvel, una scommessa assoluta che ha portato alla ribalta personaggi a dir poco sconosciuti. Il risultato finale è una giostra caciarona che non si prende mai sul serio e che, tra una sparatoria stellare e un "i'm groot", porta a casa il titolo di "figata da masturbazione".

Daredevil: ci volevano Netflix e i Marvel Studios per redimere il supereroe cieco, e che redenzione. Non ci ho creduto finché non ho visto tutte le puntate. Brutale, violento e cupo con consapevolezza e non per moda, è talmente bello che in confronto tutte le altre serie di supereroi scompaiono. Ma di brutto. Tra attori in stato di grazia, una sceneggiatura perfetta e una regia virtuosa a livelli altissimi, è un gioiello che tutti dovrebbero vedere. Si perde un pochino nella seconda stagione, ma non senza aver dato nuovo lustro a un personaggio di tutto rispetto come The Punisher.

Batman il ritorno: uno dei capolavori Burtoniani, ancora più bello del precedente. Vince facile per un Pinguino inquietante e grottesco interprettao da un bravissimo Denny de Vito, e per una Michelle Pffeifer ancora oggi la più bella e sensuale Catwoman mai vista (risultato mica da poco, se pensiamo che il ruolo è stato di bellezze come Halle Berry e Anne Hathaway).
I due capolavori di Burton dimostrano come sia possibile fare un film di Batman fighissimo senza utilizzare la ricetta di casa Nolan.  

Ok, questo è tutto gente. Fatemi sapere se siete d'accordo o no, e nel caso perché.